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Il tempo in pausa.

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Che alle volte fermarsi e pensare è difficile.Quando vuoi farlo sul serio non ci riesci mai,ti sforzi,ti sforzi.Ma è solo sforzo appunto,non riflessione.Poi d’improvviso ti balena in mente.Ed è in quel momento che ci pensi,metti pausa al tempo e ci pensi sul serio.Quello che ti ricordi dopo è la grande e strana sensazione di calma,consapevolezza e inconscia interiorizzazione di uno stadio della vita che ti fa capire d’essere diversa.Non migliore,nemmeno peggiore,solo diversa.Ti sciogli dalle corde,le tranci.E diventi libera,quello che hai sempre voluto.O che sei sempre stata ma non lo sapevi.Adesso ti guardi allo specchio e sei diversa,i tuoi abiti sono diversi,il sapore del tuo dentifricio è diverso,anche i tuoi discorsi interiori hanno un tono diverso.Il tempo non ti da il tempo di capire quello che ti succede,ma inaspettato il momento della pausa arriva sempre.

Rientro nella mia cabina di pilotaggio adesso.Aggiorno il software,e sarò sempre io.Aggiornata,diversa.

A sì?

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A sì?Hanno girato un film su amanda knox ?

A sì?Hanno riaperto il balcone di mussolini?Mo ci dobbiamo vedè pure a lui affacciato lassù?

A sì?La santanchè fa ancora gestacci in tv?

A sì?La Littizzetto le ha risposto di gestacci?

A sì?Mi sei venuto a vedere?E io avevo poker di 10,vafancul.

La principessa

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La principessa gli stava seduta di fronte.Bellissima.Capelli lunghi,sciolti sulle spalle.Il sorriso più luminoso del sole.Chiacchieravano in barba all’etichetta.Quello non era solo un soldato o la sua guardia del corpo.Lei non aveva bisogno di guardie del corpo,lei era il capo di un esercito.Era il suo capo,il suo comandante oltre che la sua principessa.Splendida amazzone meravigliosamente abile con la spada.E lui.Il suo amante.Ancora vive le sensazioni della notte precedente.Lui sorrideva,lei risplendeva,biondissima con gli occhi di cristallo.
“In fondo le donne sono tutte uguali”gli dice lei.
“Sono tutte principesse?”fa lui.
“No,sono tutte puttane”.

L’arcobaleno

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Giorni fa un amico mi mostra entusiasta le strabilianti funzionalità del suo nuovo super tecnologico telefonino.Nel porgerlo davanti ai miei occhi noto lo sfondo.Del suo telefonino non me ne fregava una cippa devo ammetterlo,ma quello che è stato in grado di catturare è una cosa a dir poco meravigliosa.Mi sentivo di condividerla.Nei giorni scorsi è piovuto,è piovuto manco fossimo a novembre.Ma dopo aver smesso questo è quello che abbimo visto in mezzo al mare.Aprite gli occhi :

Siamo la stessa cosa

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Quelle parole mi hanno fatto sorridere.Vede signorina,fa lui,oramai “questi” sanno fare qualunque cosa.Perchè non dovrebbero,penso io.Sono persone immigrate,mica stupide bestie da soma.E poi ad essere sincera se qualcuno mi definisse “questa” mi scoccerebbe.E non sono nemmeno immigrata.Poi leggo di un certo autobus a Foggia e ripensando a quel datore di lavoro non mi stupisce che certe faccende vengano accettate come cose ordinarie.Davvero non si riesce più ad immedesimarsi nell’altro,di qualunque colore esso sia?

Vi racconto di alcune persone allora.

Nel corso dei miei lavoretti ho fatto la conoscenza di personalità davvero interessanti.Ho conosciuto Annette,una signora Bulgara molto giovane che si dava da fare per mantenere la famiglia.Un giorno mi confessa che avrebbe voluto trovare un altro lavoro,mi chiede di passarle una soffiata se avessi saputo di qualche opportunità,mi dice che su questo punto i bulgari tra di loro sono un pò stronzi,si ostacolano.Come i procidani Annette,faccio io.Uguale.

Un anno fa invece conosco Nina,bulgara anche lei.Una donna super attiva.Una scheggia.Aveva una quarantina d’anni,ma sembrava una fresca adolescente.Bassina,magrissima,occhi più blu che non si può.Il suo carattere è davvero molto orgoglioso.A chi si rivolge a lei chiamandola “la bulgara”,lei risponde io sono fiera di essere bulgara!Sa metterti al tuo posto.Mi racconta che sono già un pò di anni che vive a Procida e che suo figlio,iscritto alle scuole medie,è molto contento di frequentarle.La scuola italiana gli piace(contento lui…).Sembra essersi inserito molto bene.Con Nina vado d’accordo.In alcuni momenti mi sembra che lei mi veda come un cucciolo le cui fatiche vadano alleviate.Durante il lavoro mi toglie le cose dalle mani.Nina non farti problemi a dirmi cosa devo fare,sono qui per questo.Non importa ci penso io,sta tranquilla.Mi fa lei.Il lavoro finisce in fretta.Ci sediamo a chiacchierare.Lei fuma.Fuma tanto.Come mio padre.Tutti lo stesso vizio.

Quella che mi ha colpito più di tutte è stata Mira.La conosco assieme a Nina.Quando si presenta mi dice il suo nome completo,Crashimira(o Crascimira o come si scrive).EH?non l’ho capito al volo.Lei sorride e mi fa,chiamami Mira.Bhè meglio!Mi racconta che si trova in italia per riparare un danno.E’ l’unica della sua famiglia che non ha voluto studiare,sua madre e sua sorella sono infermiere.Lei fa il meccanico(sì una donna che fa il meccanico!!!)Mi dice che lei e il suo fidanzato hanno questa officina,purtroppo però un paio di macchinari molto costosi si sono rotti.Per andare avanti con la loro attività occorre ricomprarli.E’ venuta qui a guadagnare i soldi necessari.Lei parla,io l’ammiro.Sarei stata in grado di fare la stessa cosa?

Nel periodo natalizio quasi per caso sull’aliscafo diretti a Napoli io e mia madre conosciamo Sergio.Così si presenta.Ma come, faccio io, hai un nome italiano.No mi dice,in realtà è Serjei(serghiei?).Lui è Ucraino.Dice che vive e lavora a procida da 7 anni,e che in tutto questo tempo che è stato qui non è mai andato a San Gregorio a vedere i presepi.Ogni tanto quando ha il giorno libero va a farsi una passeggita in città,ma da quelle parti non c’è mai arrivato.Non preoccuparti Sergio/Serghiei vieni con noi!Trotterellando io,mamma,Sergio ce ne andiamo a vedere i presepi e i monumenti.Ma non ce l’hai la fidanzata?Mamma,fatti gli affari tuoi!!Lui invece sorride e risponde.In realtà sono sposato.Mia moglie sta in Ucraina,non può raggiungermi perchè mia madre non sta bene.Non possiamo vederci spesso,ma che vuoi farci,le circostanze della vita sono anche queste.Traspare serenità,sembra essersi stabilito bene sull’isola.Il sorriso stavolta appare sul mio volto.Penso a mio padre,a quando lavorava in Arabia Saudita.Lontano dalla famiglia.Sacrifici per andare avanti.

Gente che lavora per vivere,come noi.Gente che ha famiglia lontana e che stringe i denti per andare a avanti,come noi.Gente come noi.

In fin dei conti siamo la stessa cosa.