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Mesi fa assiduo scambio di commenti con un tizio titolare di un blog wordpress che trattava una tematica specifica.Parlare male,e dico male male,di Napoli e dei napoletani.Secondo lui era impressionante il fatto che ogni giorno c’erano delle notize che riguardavano la città.Ogni giorno,e secondo lui non a caso,si verificava un evento che risaltava sulle cronache cittadine e nazionali.Mi pare normale,penso io,Napoli è una città grande,una metropoli,con un gran numero di abitanti.Mi pare ovvio che ogni giorno capiti qualcosa!Il tipo secondo me tendeva a selezionare le notizie.Giusto!il suo scopo era raccontare solo le cose brutte!
Proprio a quel tipo ho pensato quando ho letto questo articolo :
Treviso, «Sei napoletano e puzzi»
di PIETRO TRECCAGNOLI
TREVISO (22 luglio) – Ci si illudeva che certe brutte pagine di razzismo (la parola è questa, non nascondiamoci dietro gli eufemismi) fossero relegate nei cori da stadio, rilanciati dal leghista Salvini, o nelle pagine più amare di «Cuore». Ma si fa sempre a tempo a ricredersi. Basta leggere certe notizie che vengono dal Nord. Un dodicenne napoletano che vive con la famiglia a Treviso ha dovuto cambiare scuola perché i complimenti più affettuosi che gli sfrenati compagni di classe gli lanciavano erano «figlio di camorrista», «meridionale», «puzzolente».
I ragazzini non sono angeli, si sa. Soprattutto nella preadolescenza. I diversi sono spesso i bersagli preferiti per sfogare le proprie ansie. Da quelle parti, però, per beccarsi insulti feroci basta poco: per esempio, essere nati sotto un accento sbagliato. La madre del ragazzino, che frequentava la prima media, non ce l’ha fatta più e ha tolto il figlio dalla classe dei razzisti con i pantaloni corti. Via, aria, si cambia. «C’era una situazione non serena e il rendimento di mio figlio ne ha risentito, ma sulla bocciatura non dico nulla, se non ha studiato è giusto» ha raccontato la donna a un emittente televisiva locale, Antenna Tre Nordest. Non ha voluto presentare nessuna denuncia. Il suo sfogo di madre disillusa, amareggiata, più che arrabbiata, l’ha affidato al mezzo più veloce per scoperchiare un pentolone nel quale ribollono intolleranza e xenofobia.
«I compagni lo sbeffeggiavano» ha continuato la donna. «Intonavano canzoni contro i napoletani, dicevano di aver paura di lui, perché era ”figlio di un camorrista”, e lo emarginavano durante le attività scolastiche e ricreative».
Secondo il suo racconto non ci si limitava a sfottò verbali. Tra i gesti più odiosi dei ragazzini della scuola veneta c’era l’abitudine disinfettare le penne dopo che il «napoletano» le aveva toccate, «perché puzzavano».
La madre ne ha parlato con i professori che hanno minimizzato. È suo suo figlio ad avere problemi, avrebbero risposto. Lassù, però, sono abitati a questa terminologia da osteria, anche da sobri. Un anno fa, nel pieno dell’emergenza rifiuti, in un piccolo paese della provincia di Treviso, un’altra mamma napoletana aveva denunciato che suo bimbo di 8 anni era stato deriso per mesi dai compagni che lo chiamavano «monnezza».
Intervenne l’Ufficio scolastico regionale che, per il caso di bullismo,mobilitò degli ispettori. Pure allora i genitori decisero di far cambiare aria al piccolo. È quello che resta da fare quando non si può cambiare la testa di chi spegne il cervello. Sapendo di perdere, comunque.
La testa di chi spegne il cervello.Quello che mi preoccupa è che stiamo parlando di semiragazzini undicenni.Immagino i loro genitori…

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